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Irre­quie­to ti bru­cia una feb­bre di anda­re e nel desi­de­rio ritro­vi la tua forza.

Catul­lo

Que­sto arti­co­lo sul­la Via degli Dei è divi­so in 3 parti:

  • Una pic­co­la gui­da che può esse­re un sun­to di tut­te le infor­ma­zio­ni che non abbia­mo tro­va­to o che non abbia­mo com­pre­so del­le gui­de serie: un qual­co­sa che potreb­be veni­re uti­le a tut­ti i futu­ri viandanti
  • Un port­fo­lio foto­gra­fi­co del­la Via degli Dei per­cor­sa agli ini­zi d’a­go­sto del 2014
  • Un rac­con­to che è sem­pli­ce­men­te il mio per­so­na­le ricor­do di que­st’av­ven­tu­ra. (Non pen­sa­to affat­to per la pubblicazione)

Tutto ciò che è bene sapere e che noi non sapevamo del tutto

sulla via degli Dei

La via degli Dei è un per­cor­so che non pre­sen­ta nes­su­na dif­fi­col­tà tec­ni­ca rile­van­te: non si è mai supe­ra­ta la dif­fi­col­tà E se per qua­si un km di EE dopo il pas­so del­la Futa. Su inter­net e su altre gui­de c’è scrit­to che il per­cor­so non è altro che “due passi..una mangiata…due passi…una man­gia­ta”. Pro­ba­bil­men­te potreb­be esser­lo sta­to per per­so­ne media­men­te alle­na­te, non alla pri­ma espe­rien­za e con un bri­cio­lo di sen­no in più. Se vole­te evi­ta­re di sba­glia­re dove lo abbia­mo già fat­to noi qui di segui­to c’è tut­to quel­lo che sen­to di rac­co­man­dar­vi: per qual­cu­no può esse­re scon­ta­to ma per noi 3 avven­tu­rie­ri NON lo è sta­to! Il sen­tie­ro è lun­go cir­ca 130 km.

Ci sono diver­si approc­ci per que­st’av­ven­tu­ra: allog­gia­re in b&b e man­gia­re in risto­ran­ti od oste­rie, cam­peg­gi e trat­ti in auto­bus, oppu­re zai­no e tenda.

Noi abbia­mo scel­to il più avven­tu­ro­so: auto­suf­fi­cien­ti nel dor­mi­re e nel man­gia­re, face­va­mo rifor­ni­men­to nei cen­tri abi­ta­ti per il man­gia­re e ci accam­pa­va­mo in posti più o meno remo­ti, pre­fe­ri­bil­men­te vici­no ad una sor­gen­te. Per cuci­na­re non ci sia­mo por­ta­ti nep­pu­re il for­nel­let­to, ma abbia­mo sem­pre acce­so un pic­co­lo fuo­co (con tut­ti le dif­fi­col­tà che esso com­por­ta­va). Que­sti sug­ge­ri­men­ti sono per voi, o avven­tu­rie­ri in cer­ca di un’e­spe­rien­za unica!

QUI TROVATE LA trac­cia GPX DELLA VIA DEGLI DEI DA BOLOGNA A FIESOLE da wikiloc

GPX più pre­ci­so download

GPX in 500 pun­ti download

https://it.wikiloc.com/percorsi-escursionismo/via-degli-dei-percoso-completo-da-bologna-a-fiesole-1650100

(per arri­va­re a Firen­ze a pie­di, cosa che vi stra­con­si­glio per ave­re un’e­spe­rien­za com­ple­ta, ci si met­te anco­ra un’o­ret­ta buo­na ma cam­mi­na­re con i basto­ni di legno e con gli zai­ni stra­bor­dan­ti tra i turi­sti non ha prez­zo!) Con­si­glio le seguen­ti tap­pe se pote­te met­ter­ci 5 gior­ni e mezzo:

  • intor­no a Nova Arbora
  • bai­ta degli alpi­ni Monzuno
  • nei boschi sul mon­te di Fo
  • vici­no a Gab­bia­no nel Mugello
  • e nei magni­fi­ci pra­ti pri­ma di Vet­ta le croci

Il rac­con­to foto­gra­fi­co più in bas­so docu­men­ta­no tut­ti que­sti splen­di­di posti.

Preparazione fisica e tempistiche

Per fare il cam­mi­no se non si han­no pro­ble­mi di tem­po non è neces­sa­ria una pre­pa­ra­zio­ne fisi­ca impor­tan­te. Io che non ero per nien­te alle­na­to (un anno di seden­ta­rie­tà dovu­to all’u­ni­ver­si­tà) ho per­cor­so tut­to il cam­mi­no in 5 gior­ni e mez­zo. Sarem­mo riu­sci­ti a per­cor­rer­lo in 5 se non ci fos­si­mo mai per­si, ma que­sta è un’al­tra sto­ria… Il dolo­re ai pie­di dovu­to alle scar­pe era mol­to mag­gio­re rispet­to ai dolo­ri musco­la­ri che sono spa­ri­ti al ter­zo gior­no di cam­mi­no (facen­do stret­ching ad ogni pausa).

Le calzature

scarpa via degli dei
La cal­za­tu­ra rive­la­ta­si vin­cen­te è il san­da­lo! che bat­te in como­di­tà i miei scar­po­ni 3 a 1!

Le cal­za­tu­re giu­ste per la via degli Dei sono del­le buo­ne scar­pe da gin­na­sti­ca mor­bi­de sul­la pian­ta che abbia­te già usa­to alme­no per un mese! La stra­da che vi aspet­ta è ghia­ia, ter­ra bat­tu­ta, asfal­to. Una secon­da cal­za­tu­ra imper­mea­bi­le potreb­be esse­re un peso giustificato.

Noi abbia­mo usa­to scar­pe da trek­king più o meno duro risultato:

  • Uno di noi ave­va del­le scar­pe del padre = una col­ti­va­zio­ne di vesci­che e sof­fe­ren­za per il 90% del viaggio;
  • le mie scar­pe han­no una suo­la mol­to rigi­da e dura (le uso per anda­re sul­le Alpi): nei boschi e sul­la ter­ra bat­tu­ta anda­vo da favo­la, pati­vo poco sul­le stra­de bian­che, l’a­sfal­to mi ha distrut­to. Per sof­fri­re meno ho usa­to “la dop­pia coper­ta” dop­pio stra­to di calze.
  • l’ul­ti­mo com­pa­gno ave­va uno scar­pon­ci­no mol­to vec­chio ed usu­ra­to, come secon­da cal­za­tu­ra ha por­ta­to un san­da­lo di media fat­tu­ra: ha abban­do­na­to al secon­do gior­no lo scar­pon­ci­no per un setup cal­zet­to­ne di lana spesso+sandalo. Non l’ha mol­la­to fino a Firen­ze. Al ter­zo gior­no si è fat­to male alla cavi­glia, con medi­ca­zio­ne e un’im­bot­ti­tu­ra (rica­va­ta dal­lo stuoi­no) posi­zio­na­ta sot­to al tal­lo­ne è riu­sci­to ad arri­va­re fino a Firen­ze sen­za nes­sun altro problema.

Io, tor­nas­si indie­tro, por­te­rei solo scar­pe da ginnastica.

Cosa mettere nello zaino

ostemario parma
Ecco i miei due com­pa­gni di viag­gio con i nostri 3 zaini!

Noi era­va­mo un grup­po di tre ragaz­zi 21enni que­sto è quel­lo che abbia­mo portato

  • 2 ten­de da 3.2 kg in 3
  • mate­ria­le foto­gra­fi­co (Canon 5D, Sig­ma 12–24 II, Canon 35 mm F2, Canon 55–200 è un obiet­ti­vo leg­ge­ro e vecchiotto,borsa) 3.5 kg
  • maras­sa (non so se è il ter­mi­ne ita­lia­no, un’ac­cet­ta con la pun­ta ricur­ve per fare la legna e per aprir­ci var­chi nel­le raz­ze) 0.6 kg
  • cor­da spes­sa (pesan­te ed inu­ti­le, indi­spen­sa­bi­le secon­do il portatore)
  • spa­go di cana­pa (mol­to uti­le: ci abbia­mo ripa­ra­to uno zai­no! e ste­so i panni)
  • pri­ma cal­za­tu­ra: scar­po­ni da montagna
  • secon­da cal­za­tu­ra: infra­di­to, cia­bat­te, sandali
  • vesti­ti media­men­te a testa (3 magliet­te, cami­cia, 4 cal­zi­ni di coto­ne, cal­zet­to­ne di lana spes­so, mutan­de, camicia)
  • sapo­ne per lava­re i panni
  • asciu­ga­ma­no
  • tor­cia fron­ta­le (5 € decathlon)
  • cibo (sala­me for­mag­gio pane sem­pre dispo­ni­bi­li) (pasta 500 g a pasto) (sca­to­let­te di ton­no e ragù per una sera)
  • biscot­ti, fet­te biscot­ta­te, frut­ta sec­ca, mar­mel­la­ta o mie­le del­la nostra ter­ra in vaset­ti di plastica
  • cerot­ti vari per pre­ve­ni­re le vesci­che e poi quel­li da vesci­che (por­ta­re alme­no una ben­da, e quel­le per le distorsioni)
  • ago e filo per buca­re le vesciche!
  • col­tel­lo ed accendini
  • pen­to­la d’al­lu­mi­nio (4 € mer­ca­to) per cucinare
  • bot­ti­glie d’ac­qua da 2l
  • sac­chet­ti di plastica
  • cera­ta o kway+coprizaino
  • chi­tar­ra con annes­so can­zo­nie­re homemade
  • car­ta igenica
  • Sac­co a pelo
  • stuoi­no
invicta ranger 65
Il mio zai­no ere­di­ta­to da mio padre, com­pa­gno di mil­le follie!

Il tut­to equi­va­le ad uno zai­no che varia dai 12 ai 15 kg. Si dice che il pel­le­gri­no deb­ba por­ta­re al mas­si­mo il 10% del suo peso per fare lun­ghe trat­te. Io peso 50 kg e ho fat­to tut­to il tra­git­to con alme­no 14 kg di zai­no sul­le spalle.

Che tipo di zaino?

Lo zai­no deve esse­re buo­no. Sug­ge­ri­sco di inve­sti­re in zai­ni e cal­za­tu­re buo­ne. Ho tro­va­to che il mio zai­no del­l’In­vic­ta 65 Lt Ran­ger ini­zio anni 90 di mio padre si tro­va usa­to 2 vol­te per nep­pu­re 50 euro. La qua­li­tà di costru­zio­ne del­lo zai­no è altis­si­ma ed è al pari di zai­ni odier­ni da 250 euro.

Da quanti litri deve essere lo zaino?

Il mio era da 65 Lt. tut­ta­via ave­vo lo zai­no inter­no occu­pa­to 1/3 dal­la mac­chi­na foto­gra­fi­ca per 1/3 da un sac­co a pelo di piu­ma da 1/3 cibo e vesti­ti. Devo anco­ra tro­va­re una solu­zio­ne pra­ti­ca per la mac­chi­na foto­gra­fi­ca e com­prar­mi un sac­co a pelo più por­ta­ti­le (o pen­sa­re dav­ve­ro alla solu­zio­ne pic­co­la coper­ta + sac­co let­to per l’e­sta­te). Secon­do me comun­que uno zai­no da 65 litri è giu­sto per un viag­gio del gene­re. Se è più gros­so può esse­re più como­do por­tar­lo. Se è più pic­co­lo pro­va­te a riem­pir­lo: se è a tap­po può esse­re fasti­dio­so aver­lo addos­so per tut­ti que­sti km e dar­vi fastidio.

Il cibo

Cosa comprare e dove

Una pic­co­la scor­ta di:

  • salu­me
  • for­mag­gi
  • pane
  • mar­mel­la­te in con­te­ni­to­ri di plastica
  • mie­le in con­te­ni­to­ri di plastica
  • Frut­ta sec­ca (man­dor­le, frut­ta essic­ca­ta, noccioline)
  • fet­te biscot­ta­te (in assen­za di pane)
  • Frut­ta fre­sca (non far­ne scor­ta ma com­prar­la e con­su­mar­la per alleg­ge­ri­re il peso del­lo zaino)
  • Pasta (per quan­do c’è abbon­dan­za d’acqua!)
  • con­di­men­to per pasta (ton­no)
  • busti­ne di thè

Ogni cen­tro abi­ta­to che si incon­tra pos­sie­de alme­no un alimentari.

A secon­da del­la sta­gio­ne si tro­va­no dei frut­ti lun­go il per­cor­so: ad ago­sto sopra­tut­to vici­no a Bolo­gna si tro­va­no susi­ne pru­gne, more ovun­que, pesche nel Mugello.

Il fuoco per cucinare

fuoco
Io che impa­ro da Enri come ossi­ge­na­re al meglio un fuoco

Noi abbia­mo fat­to la scel­ta fol­le di non por­tar­ci il for­nel­let­to (ma di por­tar­ci 3,5 kg di mate­ria­le foto­gra­fi­co). Con­si­glio, se non sie­te più che abi­li con il fuo­co (dovre­te com­bat­te­re con­tro l’u­mi­di­tà) di por­tar­vi un for­nel­let­to. Gas o ben­zi­na? non saprei. Tut­ta­via abbia­mo tro­va­to 2 posti splen­di­di attrez­za­ti lun­go la via per fare fuoco/grigliata (aver­li sapu­ti pri­ma ci pre­pa­ra­va­mo una bel­la bistecca!!):

  • La bai­ta degli alpi­ni di Mon­zu­no (non c’è acqua pota­bi­le!!! fate scor­ta in pae­se per la sera! c’è acqua non pota­bi­le per lavar­si e lava­re i pan­ni!) (qui con­si­glio la tap­pa per la secon­da not­te se si par­te da Bolo­gna centro).
  • Dopo pian del­la Bale­stra, dopo la pine­ta, dopo il con­fi­ne Emi­lia Tosca­na, si apri­ran­no davan­ti a voi dei pra­ti bel­lis­si­mi. Seguen­do il sen­tie­ro, appe­na sul­la sini­stra sot­to gli albe­ri ci sono del­le tavo­la­te, una sor­gen­te d’ac­qua buo­na e tut­to attrez­za­to per una bel­la grigliata/carne sul­la ciap­pa, pasta etc. (alcu­ni, data la bel­lez­za del posto, si sono fer­ma­ti qui a dor­mi­re, noi abbia­mo proseguito)

Noi abbia­mo acce­so un fuo­co anche nei boschi pri­ma del­la Futa (un paio d’o­re dal posto sopra­de­scrit­to). Tut­ta­via è sta­to mol­to arduo accen­de­re il fuo­co essen­do il bosco umi­dis­si­mo già un’o­ra pri­ma del tra­mon­to (abbia­mo sosta­to alla sor­gen­te del­le Ban­di­tac­ce — quel­la con il car­tel­lo con scrit­to AQUA). Ci sia­mo aiu­ta­ti con un ceri­no pre­so alla chie­sa del­la Madon­na dei Fornelli.

Enrico Federici
Legna per la sera

La maras­sa non è stret­ta­men­te neces­sa­ria per far scor­ta di legna ma aiu­ta ad impa­dro­nir­si dei rami più sec­chi e gros­si (con­si­de­ra­re il peso di 500 grammi).

Se accen­de­te un fuo­co ricor­da­te di costrui­re sem­pre mol­to bene il cer­chio di fuo­co e sia­te sicu­ri di ave­re mol­ta acqua per spe­gner­lo (fate­lo dove ave­te una sor­gen­te vicino!).

Per fare una pasta vi con­si­glio di com­pra­re pen­to­le di allu­mi­nio al mer­ca­to con coper­chio anch’es­so in allu­mi­nio (vi ser­vi­rà da sco­la­pa­sta). Rispet­to alle gavet­te costa­no mooool­to meno (4 € vs 30 40 €) fun­zio­na­no allo stes­so modo e sono leg­ge­ris­si­me. Alla fine del­la pri­ma cena la pen­to­la sarà nero pece (arma­te­vi di sac­chet­to per non mac­chia­re lo zai­no). Ricor­da­te che per fare una pasta ser­vi­rà il sale gros­so e alme­no un lt d’ac­qua (sor­gen­te vicino).

L’acqua

L’ac­qua è sta­ta un pro­ble­ma solo in una occa­sio­ne. Ricor­da­te di non esse­re timi­di a chie­de­re acqua alle case del posto! “l’ac­qua non si nega nep­pu­re agli assas­si­ni” (cita­zio­ne di una guar­dia fore­sta­le incon­tra­ta lun­go il per­cor­so). Dal pas­so del­la futa (cimi­te­ro tede­sco) non abbia­mo tro­va­to acqua fino alla pie­ve di Mon­te­po­li! (al pas­so del­l’o­ste­ria bru­cia­ta è indi­ca­ta una sor­gen­te ma l’in­di­ca­zio­ne pun­ta ad un’am­mas­so di rovi e raz­ze). Sono parec­chie ore di stra­da. Sia­te cer­ti di ave­re alme­no 2 litri a testa.

L’ac­qua che abbia­mo tro­va­to a Bivi­glia­no non era mol­to buo­na: risul­ta­va appe­na suf­fi­cien­te il gior­no stes­so, imbe­vi­bi­le il gior­no successivo.

Costo

Il costo di tut­ta l’av­ven­tu­ra è dav­ve­ro mini­mo (se sta­te a casa pro­ba­bil­men­te spen­de­te di più!). Se si pos­seg­go­no zai­no e scar­pa il prez­zo del­le ciba­rie al super­mer­ca­to non supe­ra i 50 euro a testa (ma man­ge­re­ste anche a casa…). Costa­no mol­to i cerot­ti per le vesci­che 6 euro 3 cerot­ti: moti­vo in più per aumen­ta­re la pre­ven­zio­ne! Appe­na avver­ti­te un arros­sa­men­to nel pie­de appli­ca­te subi­to un cerot­to nor­ma­le in modo che non ven­ga più stres­sa­ta quel­la zona cuta­nea! Se vole­te con­ce­der­vi una bir­ra ad ogni pau­sa in un cen­tro abi­ta­to non dovre­te aumen­ta­re di tan­to il vostro bud­get. E’ una vacan­za carat­te­riz­za­ta dal rap­por­to intensità/prezzo che ten­de a infinito.

La nostra avventura: la compagnia del baffo e del rosmarino.

I giorno

Ostemario
Inizio via degli deibologna via degli deivia degli deivia degli dei

prati bolognesi

iacopo longinottisan luca bolognaverso san luca 78

san luca proprietà privataarrivo a san luca

san luca porticatosantuario di san lucaiacopo longinotti
IACOPO LONGINOTTI

parco di talonparco Talon bologna

Parco della chiusa bolognaparco bolognaparco della chiusa

sasso marconi

via degli dei

via degli dei percorso

scarpe via degli dei

Contrafforte Pliocenico

simone civita

via degli dei

zaino invicta

Reno bolognavia degli dei sasso marconi

14

 II giorno

nova arbore via degli dei

Monte adone

monte adone

compagnia del rosmarino

Monte adone vista

Brento

badolo

antica via flaminia militare

20

pasta in campeggioIII giorno

baita degli alpini monzuno

bologna firenze madonna dei fornelli

madonna dei fornelli

via degli dei madonna dei fornelli

madonna dei fornelli via degli dei

madonna dei fornelli

bologna firenze

via degli dei banditacce

la futaIV giorno

pieve di montepoli

pieve di sant'agata

gabbiano mugello

 V giorno

gabbiano mugello

tagliaferro firenze

vetta le croci

V giorno e mezzo

firenze via degli dei

bologna firenze via degli dei

 

analisi 2001 odissea nello spazio

 

Analisi 2001 Odissea nello spazio — Stanley Kubrick

 

 

 

 

 

scimmie 2001

In Afri­ca un grup­pi di uomi­ni-scim­mia soprav­vi­vo­no a loro stes­si, ciban­do­si di pian­te e di uno spa­zio sconosciuto.

Un mat­ti­no il capo del bran­co del­le scim­mie, il pri­mo a sve­gliar­si, nota la pre­sen­za di un paral­le­le­pi­pe­do nero eret­to, di media grandezza.

Le scim­mie lo accer­chia­no con gri­da acu­te, alcu­ne si rag­grup­pa­no e lo cir­con­da­no, o addi­rit­tu­ra si avven­tu­ra­no a toc­car­lo. Poco dopo, scom­par­so il mono­li­to, il capo clan, fru­gan­do tra ossa di tapi­ro, ha l’i­dea (susci­ta­ta, sug­ge­ri­sce il mon­tag­gio, dal ricor­do del mono­li­to) di pren­der­ne uno per ser­vir­se­ne come stru­men­to per col­pi­re altre ossa, far­le sal­ta­re, poi distruggerle.

2001 odissea scimmia

Gli uomi­ni-scim­mia si ser­vo­no del­l’os­so arma per pro­cac­ciar­si il cibo e con­qui­sta­re una fon­te d’ac­qua. Qui ha luo­go un vio­len­to scon­tro tra due clan. La tri­bù di cui seguia­mo la sto­ria uti­liz­za l’os­so: arma per pren­de­re van­tag­gio sugli avver­sa­ri e stor­di­re il loro capo.

L’ap­pa­ri­zio­ne del mono­li­to ha segna­to un pas­sag­gio fon­da­men­ta­le: l’uo­mo si è tra­sfor­ma­to. ll pri­mo segno di que­sta tra­sfor­ma­zio­ne è un’intuizione, una nuo­va asso­cia­zio­ne men­ta­le che gli ha fat­to sco­pri­re l’uso

del­lo stru­men­to per aggre­di­re più effi­ca­ce­men­te, cioè per esse­re vin­cen­te nel­la lot­ta per l’esistenza.

La scim­mia diven­ta car­ni­vo­ra, ucci­de per una sor­gen­te d’ac­qua e si sen­te potente.

L’e­vo­lu­zio­ne del­la spe­cie ha avu­to ini­zio con la com­pe­ti­zio­ne: la lot­ta per la vita, uno dei fon­da­men­ta­li mec­ca­ni­smi del­l’e­vo­lu­zio­ne sia bio­lo­gi­ca che cul­tu­ra­le. Urlan­do il pro­prio trion­fo, l’uo­mo-scim­mia lan­cia l’os­so ver­so il cie­lo, frat­tu­ran­do il tem­po ver­so il 2001.

poster 2001 odissea nello spazio

 L’e­vo­lu­zio­ne, sem­bra dir­ci Kubrick, non si è mai arre­sta­ta: l’in­tel­li­gen­za ha per­mes­so all’uo­mo di supe­ra­re lo sta­dio ani­ma­le per affer­ma­re il suo pre­do­mi­nio di fron­te alle altre spe­cie del­l’u­ni­ver­so. La sce­na con­ti­nua nel­lo spa­zio, l’ho­stess com­pie un per­cor­so a 360° in assen­za di gra­vi­tà per ser­vi­re un da pasto adat­to all’as­sen­za di gra­vi­tà, cam­mi­nan­do al suo­lo con del­le suo­le ade­si­ve. L’uo­mo ha rea­liz­za­to defi­ni­ti­va­men­te il suo domi­nio nel­l’u­ni­ver­so attra­ver­so l’in­tel­li­gen­za e la tecnologia.

2001 odissea nello spazio

La sta­zio­ne spa­zia­le e le astro­na­vi sono ambien­ti aset­ti­ci, fred­di come i rap­por­ti inter­per­so­na­li e Ia vita rima­ne con­ge­la­ta (gli astro­nau­ti iber­na­ti nel Disco­ve­ry). Kubrick, al pari di Nie­tzsche, met­te in scac­co la fidu­cia nel posi­ti­vi­smo otto­cen­te­sco e il valo­re del­la ragio­ne che ha bloc­ca­to l’istintività uma­na, rac­chiu­den­do­la nel­le for­me del­la tec­no­lo­gia ed in ambien­ti spe­cia­liz­za­ti (le imma­gi­ni del­la lot­ta fra i due lot­ta­to­ri nel­la tele­vi­sio­ne), e ha por­ta­to l’uo­mo all’in­ter­no dei mec­ca­ni­smi alie­nan­ti del­la nuo­va società.

odissea nello spazio

 L’imperialismo del­l’in­tel­li­gen­za si é tra­dot­to nel­la rimo­zio­ne tota­le del­le emo­zio­ni e degli istin­ti, e quin­di nel­la sepa­ra­zio­ne dal­la natu­ra e del­la vita con cui essi man­ten­go­no l’uo­mo in rap­por­to più diret­to e imme­dia­to. Men­tre la natu­ra e la vita pro­ce­do­no dia­let­ti­ca­men­te per cicli di mor­te e nasci­ta, l’in­tel­li­gen­za pro­ce­de linear­men­te for­zan­do que­sti rit­mi natu­ra­li e pre­ten­den­do il suo domi­nio sul­la real­tà, dive­nen­do in tal modo mostruo­sa e distruttiva.

 

Il mon­do di 2001 è matu­ro per la mor­te come sot­to­li­nea la musi­ca inten­sa­men­te malin­co­ni­ca di Kacha­tu­rian che accom­pa­gna l’e­si­sten­za mono­to­na e vuo­ta dei cosmo­nau­ti all’in­ter­no del Discovery.

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Nel cor­so di que­sto viag­gio venia­mo a sape­re che é sta­to tro­va­to un mono­li­te, in appa­ren­za “sepol­to deli­be­ra­ta­men­te”, 4 milio­ni di anni pri­ma sul­la luna. La navet­ta atter­ra nei pres­si di uno sca­vo illu­mi­na­to aper­to attor­no a que­st’og­get­to. Gli uomi­ni in sca­fan­dro mar­cia­no ver­so il mono­li­to; uno degli stu­dio­si por­ta Ia mano ver­so il mono­li­to; uno di loro cer­ca di foto­gra­fa­re l’og­get­to enig­ma­ti­co, ma improv­vi­sa­men­te, con l’alba luna­re, si ini­zia a sen­ti­re nel casco una sor­ta di sibi­lo stridente.

Anco­ra una vol­ta il mono­li­to nero riap­pa­re per rom­pe­re e met­te­re in cri­si l’ap­pa­ren­te sicu­rez­za, l’in­sie­me del­le con­qui­ste rea­liz­za­te dal­l’in­tel­li­gen­za umana.
L’uo­mo, sem­bra dir­ci la pre­sen­za dei mono­li­to, deve abban­do­na­re lo sta­to evo­lu­ti­vo a cui é giun­to, per poter giun­ge­re allo sta­dio del­l’ol­treuo­mo. L’in­tel­li­gen­za è sta­ta essen­zia­le nel­l’e­vo­lu­zio­ne uma­na, ma ora non basta più, per quan­to svi­lup­pa­ta e sofi­sti­ca­ta sia diventata.
Ini­zia la dan­za attra­ver­so i pianeti.

Una lun­ga e bian­ca astro­na­ve, la Disco­ve­ry, sol­ca lo spa­zio ver­so Gio­ve. A bor­do vi sono gli astro­nau­ti Frank Poo­le e Dave Bow­man e altri com­po­nen­ti ibernati.

hal 9000

Con loro o for­se in loro HAL 9000, il com­pu­ter di bor­do, comin­cia a dare segni di mal­fun­zio­na­men­to. HAL avver­te che un ele­men­to ester­no e in ava­ria. Frank esce per sosti­tuir­lo e HAL io sca­glia lon­ta­no nel­lo spa­zio,  inve­sten­do­lo con una capsula.

Le mac­chi­ne tra­vol­go­no l’uo­mo con le stes­se debo­lez­ze uma­ne, in fon­do ogni crea­zio­ne é fini­ta pro­prio per­ché mate­ria, para­no­ia divina.

Abban­do­na­to Frank nel­lo spa­zio, Dave, in una tita­ni­ca rinun­cia alla vita per la vita, si diri­ge ver­so il vano cir­cui­ti del­la memo­ria di HAL, e li disat­ti­va mal­gra­do le implo­ra­zio­ni del com­pu­ter. Disat­ti­va­to HAL, scat­ta un mes­sag­gio pre-regi­stra­to che infor­ma Dave sul vero sco­po del­la mis­sio­ne, di cui era a cono­scen­za il solo HAL: il mono­li­to tro­va­to sul­la Luna emet­te­va segna­li in dire­zio­ne di Gio­ve, ma la sua fun­zio­ne é rima­sta miste­rio­sa. In que­sta sce­na emer­ge uno dei pro­ta­go­ni­sti più inte­res­san­ti dei film, ii com­pu­ter HAL.

2001 odissea nello spazio

 

hal 9000

Non é una figu­ra in car­ne ed ossa, ma la sua pre­sen­za é ovun­que: si per­ce­pi­sce attra­ver­so i dia­lo­ghi con gli astro­nau­ti e si rive­la nel­la figu­ra dell’occhio-camera che scru­ta l’equipaggio ana­liz­zan­do­ne i più pic­co­li par­ti­co­la­ri. Anche in que­sto “per­so­nag­gio” si mani­fe­sta la natu­ra con­trad­dit­to­ria del­l’in­tel­li­gen­za uma­na in esso ripo­sta: l’ap­pa­ren­te sicu­rez­za este­rio­re rive­la una neces­si­ta tut­ta inte­rio­re di far rie­mer­ge­re il carat­te­re ”uma­no” in esso pre­sen­te. Egli è appa­ren­te­men­te pri­vo di sen­ti­men­ti e segue sol­tan­to la sua logi­ca di sal­vez­za del­la mis­sio­ne, ma in real­tà pone se stes­so la di sopra di tut­to a costo di distrug­ge­re la vita uma­na. Il carat­te­re distrut­ti­vo del­l’in­tel­li­gen­za avvol­ge anche HAL, figu­ra che non rie­sce ad usci­re dal labi­rin­to del­la ragio­ne, dal suo meto­do di cono­scen­za e comu­ni­ca­zio­ne (Heu­ri­stic and ALgoritmic),perché non pos­sie­de “la chia­ve” del­l’i­stin­to uma­no di Dave.

Giun­to nel­l’or­bi­ta di Gio­ve tro­va un mono­li­to mol­to più gran­de, che si spo­sta len­ta­men­te nel vuo­to, for­se è il vuo­to. Abban­do­na­ta la Disco­ve­ry, Dave si avvi­ci­na al mono­li­to, che improv­vi­sa­men­te si riem­pie di stel­le spin­gen­do­lo a velo­ci­tà incre­di­bi­li attra­ver­so il cosmo, ver­so pia­ne­ti lon­ta­ni, ver­so il non più uma­no, ver­so l’o­dis­sea nel­lo spazio…

pink floyd

la por­ta del­la dimen­sio­ne spa­zio — tem­po si apre ed ini­zia un viag­gio nel­la luce, nei colo­ri, nel­le for­me, nel miste­ro del­la mate­ria; lo sguar­do ester­re­fat­to del­l’a­stro­nau­ta rime­sco­la alle fan­ta­sma­go­ri­che visio­ni, fino ad esse­re uni­fi­ca­to con esse.

 “L’uo­mo supe­ra lo sta­dio ani­ma­le con la tec­no­lo­gia e rag­giun­ge lo sta­to del supe­ruo­mo libe­ran­do­si di quel­la stes­sa tec­no­lo­gia.” Dave ha fat­to ricor­so alla distrut­ti­vi­tà e ai suoi istin­ti ani­ma­li per ucci­de­re HAL, il mostro onni­pre­sen­te e minac­cio­so. Qui è ini­zia­ta la tra­sfor­ma­zio­ne del­l’uo­mo ver­so il superuomo.

viaggio dionisiaco

ll pas­sag­gio è sot­to­li­nea­to dal viag­gio allu­ci­na­to­rio di Dave: le for­me rego­la­ri e sim­me­tri­che del­la real­tà lascia­no il posto a figu­re irre­go­la­ri e inde­fi­ni­bi­li, ad un arco­ba­le­no di colo­ri che ren­do­no evi­den­te lo sfor­zo del per­so­nag­gio per entra­re nell’oltre.

La tele­ca­me­ra si spo­sta sul­l’oc­chio, che cam­bia colo­re ogni vol­ta che bat­te le ciglia.

2001 occhio

Quan­do le apre per l’ul­ti­ma e si ritro­va con l’a­stro­na­ve in una stan­za in sti­le Lui­gi XVI, chiu­sa erme­ti­ca­men­te, illu­mi­na­ta dal pavi­men­to, cir­con­da­ta da rumo­ri river­be­ra­ti. Ci sem­bra di vede­re un altro uomo, ma è lo stes­so Dave, mol­to invec­chia­to, nel suo sca­fan­dro; esplo­ra la came­ra, entra in una stan­za da bagno, si vede in uno spec­chio, avver­tia­mo il rumo­re di una pre­sen­za, si vol­ta e tor­na ver­so la came­ra prin­ci­pa­le: c’è un uomo in vesta­glia. E’ lo stes­so Dave, anco­ra più vec­chio, che man­gia, si vol­ta, poi si alza len­ta­men­te e vie­ne ver­so di noi, guar­da se c’è qual­cu­no nel­la stan­za del bagno, poi come se aves­se con­sta­ta­to che non c’è nes­su­no, tor­na a seder­si alla tavo­la imbandita.

2001 odissea nello spazio specchio

2001 bowman

Spo­stan­do la mano fa cade­re un cali­ce; si vol­ta ver­so il let­to e vede una for­ma stra­na diste­sa sopra un let­to. E’ sem­pre Dave, mol­to vec­chio, che alza la mano per indi­ca­re il mono­li­to, com­par­so di fron­te al let­to. ln que­sta sce­na Dave ha ricon­qui­sta­to l’u­ni­tà con il mon­do che ave­va per­so attra­ver­so il domi­nio del­l’in­tel­li­gen­za. Sog­get­to e ogget­to tor­na­no a coin­ci­de­re, l’io si ritro­va nel­la tota­li­tà del­la real­tà. L’im­ma­gi­ne in cui Dave si spec­chia e ini­zia a vede­re le tra­sfor­ma­zio­ni del Dave invec­chia­to, con­fer­ma­no l’i­po­te­si evi­den­zian­do come l’uo­mo sia ritor­na­to all’in­ter­no del pro­ces­so di crea­zio­ne e distru­zio­ne del­la natu­ra. la Luna, poi la Ter­ra, una luce come di un altro pia­ne­ta di dimen­sio­ni equi­va­len­ti arri­va da sini­stra: è la testa di un feto gigan­te­sco asso­mi­glian­te a Dave, si vol­ge ver­so la Ter­ra e poi gira lo sguar­do ver­so di noi.

Così Dave diven­ta il Bam­bi­no del­le Stel­le, diven­ta luci­fe­ri­ca­men­te Dio dopo aver guar­da­to Dio. L’ul­ti­mo pas­so del­l’e­vo­lu­zio­ne è com­piu­to, pro­prio quan­do nul­la ormai ha più il sapo­re dell’uomo.

starchild 2001 odissea

Appro­fon­di­men­to

“The ulti­ma­te trip — 2001 Spa­ce odyssey”

Così recì­ta­va­no le locan­di­ne del film alle por­te del­la sua pri­ma appa­ri­zio­ne al pub­bli­co. Un tito­lo ambi­guo e di dif­fi­ci­le inter­pre­ta­zio­ne che richia­ma alla nostra men­te le pere­gri­na­zio­ni di Ulis­se, all’in­ter­no però del vasto pano­ra­ma moder­no del­la tec­no­lo­gia e del­le con­tem­po­ra­nee sco­per­te scientifiche.

ll risul­ta­to di que­sto “stra­no” con­nu­bio è tut­ta­via sor­pren­den­te e affa­sci­nan­te, ric­co di innu­me­re­vo­li col­pi di sce­na nel qua­le il pub­bli­co rima­ne spes­so diso­rien­ta­to, ma pia­ce­vol­men­te attrat­to dal suo carat­te­re pro­fon­da­men­te enig­ma­ti­co. ll film, come evi­den­te nel tito­lo, è il viag­gio del moder­no Ulis­se, Dave Bow­man, l’uo­mo arco, la cor­da tesa ver­so l’i­nfi­ni­to, l’as­so­lu­to: Ulis­se è l’e­roe che per­cor­re il confi­ne del­l’u­ma­no, l’uo­mo che ascol­ta il can­to del­le sire­ne, il vian­dan­te che accet­ta l’i­gno­to e var­ca le colon­ne d’Er­co­le. Attra­ver­so la figu­ra del­lo spi­ri­to libe­ro, Nie­tzsche met­te a fuo­co uno dei temi-chia­ve del­la sua filo­so­fia: la vita del­l’uo­mo ha valo­re per i gran­di pro­get­ti che è capa­ce di espri­me­re. Esse­re vian­dan­te, secon­do Nie­tzsche, signi­fi­ca quin­di esse­re colui che gra­zie alla scien­za rie­sce ad eman­ci­par­si dal­le tene­bre del pas­sa­to, inau­gu­ran­do una filo­sofia del mat­ti­no che si basa sul­la con­ce­zio­ne del­la vita come tran­si­to­rie­tà e come libe­ro espe­ri­men­to sen­za cer­tez­ze pre­co­sti­tui­te, un pas­so deci­si­vo per dive­ni­re oltreuo­mo pro­prio come fa Bow­man: si libe­ra dal­le cer­tez­ze pre­co­strui­te, dal­la sicu­rez­za, da HAL.

 

Tut­ta­via lo spi­ri­to libe­ro è solo un vian­dan­te ver­so una meta anco­ra non chia­ri­ta. E dove dun­que voglia­mo arri­va­re? Al di là del mare? […] per­ché pro­prio in quel­la dire­zio­ne, lag­giù dove sono ƒino a oggi tra­mon­ta­ti tut­ti i soli del­l’u­ma­ni­tà? Un gior­no si dirà ƒor­se di noi che, vol­gen­do la prua a occi­den­te, anche noi spe­ra­va­mo di rag­giun­ge­re I’In­dia, ma che fu il nostro desti­no a nau­fra­ga­re nell’infinito?

[F. Nie­tzsche, Aurora]

 

Anche nel film non è chia­ra qua­le sia la meta del viag­gio, esso si con­clu­de con l’im­ma­gi­ne di un feto astra­le, nega una con­clu­sio­ne vera e pro­pria per inse­rir­si all’in­ter­no di quel ciclo natu­ra­le dove ogni cosa nasce, si svi­lup­pa e muo­re per una suc­ces­si­va rige­ne­ra­zio­ne. Cer­ta è comun­que la sua distan­za dal gene­re epi­co, nel qua­le i per­so­nag­gi e le loro vicen­de si costrui­va­no all’in­ter­no di un dise­gno ideo­lo­gi­co uni­ta­rio e orga­ni­co che cele­bra­va i valo­ri di un’in­te­ra civiltà.

Nel film, al con­tra­rio, i per­so­nag­gi resta­no abban­do­na­ti al loro desti­no, risco­pro­no un tota­le smar­ri­men­to di fron­te alla vasti­tà di uno spa­zio infi­ni­to dove l’uo­mo ha per­so le sue coor­di­na­te. ll sen­so del­le vicen­de, di cui i per­so­nag­gi si ren­do­no pro­ta­go­ni­sti, e i valo­ri eti­ci e mora­li non sono dati come nel roman­zo epi­co, ma van­no ricer­ca­ti costan­te­men­te con la più nuda con­sa­pe­vo­lez­za che dif­fi­ci­le è la con­qui­sta del­l’ob­biet­ti­vo e la posta in gio­co è il desti­no del­l’i­den­ti­tà del­l’in­te­ro gene­re umano.

Il viag­gio dun­que non è il sem­pli­ce sfon­do del film, piut­to­sto uno dei temi cen­tra­li in quan­to esso costi­tui­sce la pos­si­bi­li­tà e soprat­tut­to la neces­si­tà di risco­pri­re la dimen­sio­ne auten­ti­ca del­l’uo­mo, la sua vera natu­ra che il mon­do del­la tec­no­lo­gia e del­le ideo­lo­gie han­no coper­to. L’ar­te, in que­sto caso il cine­ma, si pro­po­ne di affran­ca­re lo spi­ri­to del­l’uo­mo, di libe­rar­lo dal­le sovra­strut­tu­re del­l’u­ma­ni­tà, ren­den­do­ci coscien­ti attra­ver­so la sua cono­scen­za con­tem­pla­ti­va e non uti­li­ta­ria degli scom­pen­si del rea­le. Ci met­te di fron­te allo spec­chio, pro­prio come fa Bow­man nel­la stan­za in sti­le Lui­gi XVI, per­met­ten­do­ci di ritro­va­re attra­ver­so una sor­ta di regres­sio­ne ver­so la nostra infan­zia quel rap­por­to di imme­dia­tez­za e inge­nui­tà con il mon­do che l’u­ma­ni­tà ha nasco­sto die­tro alle sue fal­se illu­sio­ni del progresso.

Zara­thu­stra, in un cer­to sen­so, si rein­car­na in Kubrick.

Nie­tzsche, ha ela­bo­ra­to, attra­ver­so un con­fron­to con il mon­do degli anti­chi, una pro­fon­da ana­li­si del nove­cen­to, evi­den­zian­do, secon­do la lezio­ne di Scho­pe­n­hauer, l’a­spet­to con­trad­dit­to­rio di que­sto seco­lo: in ori­gi­ne nel mon­do esi­ste­va­no due for­ze oppo­ste e il loro con­tra­sto è a fon­da­men­to del­la vita. Que­sta dupli­ci­tà del­lo spi­ri­to si mostra attra­ver­so le masche­re di Apol­lo e Dioniso.

Apol­lo è il dio del­la luce e del­la chia­rez­za, del­la misu­ra e del­la for­ma: l’a­pol­li­neo sim­bo­leg­gia l’in­cli­na­zio­ne pla­sti­ca, la ten­sio­ne alla for­ma per­fet­ta; Dio­ni­so è il dio del­la not­te e del­l’eb­brez­za, del cao­ti­co e del­lo smi­su­ra­to: il dio­ni­sia­co sim­bo­leg­gia l’e­ner­gia istin­tua­le, l’ec­ces­so, il furo­re. Esso è impul­so di libe­ra­zio­ne e di abbandono.

Con il pas­sa­re dei seco­li l’uo­mo si è l’evoluto/involuto cer­can­do di razio­na­liz­za­re l’ir­ra­zio­na­liz­za­bi­le spin­to da un biso­gno di ras­si­cu­ra­zio­ne, dal­l’e­si­gen­za di ren­de­re tol­le­ra­bi­le il disor­di­ne del­la vita, fago­ci­tan­do cosi la com­po­nen­te del­la for­za dio­ni­sia­ca e decre­tan­do in tal modo non solo la fine del­la tra­ge­dia ma anche quel carat­te­re di indub­bia orga­ni­ci­tà e com­pat­tez­za che si crea­va al suo inter­no dal con­flit­to dia­let­ti­co di que­ste due parti.

La scon­fit­ta, la fru­stra­zio­ne, il sen­so di impo­ten­za sono aspet­ti ormai evi­den­ti nei pro­ta­go­ni­sti del film che sco­pro­no nel­la tec­no­lo­gia l’il­lu­sio­ne di dare un sen­so alla real­tà, di razio­na­liz­zar­la masche­ran­do però il carat­te­re cao­ti­co e irra­zio­na­le del­lo spi­ri­to dio­ni­sia­co. Il con­flit­to lace­ran­te tra spi­ri­to apol­li­neo e spi­ri­to dio­ni­sia­co si risol­ve­va, nel­la anti­chi­tà, nel­la pro­mes­sa di una rige­ne­ra­zio­ne del­l’e­roe: l’an­go­scia e la sof­fe­ren­za di una “dop­pia” real­tà lascia­va il posto ad una catar­si, ad una puri­fi­ca­zio­ne inte­rio­re che can­cel­la­va, nel momen­to del­la mor­te, la sof­fe­ren­za del­l’in­di­vi­duo per ripor­tar­lo ad una nuo­va vita.

Nel­la moder­ni­tà la scom­par­sa del­la com­po­nen­te irra­zio­na­le del­lo spi­ri­to dio­ni­sia­co, a cau­sa di una ragio­ne tota­liz­zan­te e chia­ri­fi­ca­tri­ce, ha decre­ta­to la fine del­la pos­si­bi­li­tà del­la rige­ne­ra­zio­ne: HAL, il com­pu­ter uma­noi­de, muo­re e la sua mor­te è defi­ni­ti­va, sen­za pos­si­bi­li­tà di pro­iet­tar­si ver­so una nuo­va esi­sten­za; la sua mor­te è rico­strui­ta nel pas­sag­gio che riper­cor­re le tap­pe ver­so la sua infan­zia, è un ritor­no al pas­sa­to che pre­clu­de l’e­ter­ni­tà del suo siste­ma. Ma c’è un uomo, e que­sto è Dave Bow­man (la cui tra­du­zio­ne let­te­ra­le arco-uomo) che esce dal mon­do del­la tec­no­lo­gia per ritro­va­re nel­la natu­ra istin­tua­le e pul­san­te del­l’uo­mo l’au­ten­ti­ci­tà del­la pro­pria identità.

Scol­le­ga il com­pu­ter, lascia il carat­te­re dog­ma­ti­co e asso­lu­to del­la ragio­ne, per ritro­va­re l’in­ge­nui­tà del pri­ma­te e una nuo­va ragio­ne que­sta vol­ta aper­ta e pro­ble­ma­ti­ca. Supe­ra la fase di ser­vi­tù nei con­fron­ti del­la mora­le e del­la scien­za per risve­glia­re la liber­tà che è in lui; la sua è una volon­tà che da cri­ti­ca diven­ta man mano pro­dut­ti­va ver­so l’es­sen­za dio­ni­sia­ca del­la liber­tà uma­na e il gio­co crea­ti­vo del­la vita. Nel­l’o­riz­zon­te side­ra­le, segna­to come limi­te da supe­ra­re attra­ver­so la figu­ra del mono­li­to, l’a­stro­nau­ta, con le sue sole for­ze, si spin­ge “oltre l’uo­mo” per ritro­var­si, per ripren­de­re su di sé la poten­za dell’istinto.

Cre­do che c’è una stret­ta con­nes­sio­ne tra Hai­ku e foto­gra­fia.
Per chi non sapes­se cosa sia­no gli Hai­ku alle­go qual­che esem­pio, citan­do i miei pre­fe­ri­ti, e la pre­fa­zio­ne di un’an­to­lo­gia scrit­ta da Leo­nar­do Vit­to­rio Are­na (docen­te pres­so l’U­ni­ver­si­tà di Urbino).

“Non esi­sto­no foto bel­le o foto brut­te. Solo foto pre­se da vici­no o da lontano.”
Robert Capa

Il gran­de foto­gra­fo quan­do scat­ta un’i­stan­ta­nea fa par­te del­l’in­sie­me, del momento.
È in mez­zo all’at­ti­mo che vuo­le immor­ta­la­re. Vive un’e­mo­zio­ne e rac­chiu­de lo sguar­do che ha del mon­do ester­no su pic­co­le stri­sce di nitra­to d’argento.
Impres­sio­ni­smo soggettivo.
Una pre­ci­sa coor­di­na­ta del­lo spazio-tempo.

Il sog­get­to del­l’­Hai­ku è una sce­na fuga­ce ed inten­sa, spes­so di quo­ti­dia­ni­tà, che descri­ve la real­tà e ne cri­stal­liz­za i par­ti­co­la­ri nel­l’at­ti­mo presente.
Altra carat­te­ri­sti­ca è che il poe­ta di Hai­ku non si distac­ca mai dal­la real­tà per assu­me­re una posta­zio­ne pri­vi­le­gia­ta, da cui con­tem­plar­la, ma si iden­ti­fi­ca in essa, la penetra

Stes­sa “tec­ni­ca” ha la foto­gra­fia. Entram­be le arti voglio­no espri­me­re la bel­lez­za che si rac­chiu­de in un istan­te rapi­do, a vol­te quo­ti­dia­no, natu­ra­le. Il foto­gra­fo non si pone al di sopra del mon­do che immor­ta­la, ma attra­ver­so la foto­gra­fia con­di­vi­de uno sta­to d’animo.
Un impres­sio­ni­smo sog­get­ti­vo come quel­lo dell’haiku.

D’al­tro can­to, inve­ce, la pro­du­zio­ne let­te­ra­ria occi­den­ta­le mira gene­ral­men­te ad accen­tua­re la distan­za tra il let­to­re e l’au­to­re, per esal­ta­re le pre­ro­ga­ti­ve di que­st’ul­ti­mo nei con­fron­ti del­l’os­ser­va­zio­ne del­la real­tà. Ovvia­men­te ci sono visto­se ecce­zio­ni nel­l’am­bi­to nel­la poe­sia occi­den­ta­le (Word­sworth per esempio).¹

¹L. V. Arena,L’Haiku con­si­de­ra­zio­ni este­ti­che, II capitolo,Pillole Bur,2010

Acca­ta­sta­ta per il fuoco,
la fascina
comin­cia a germogliare.
Bon­cho

Tri­stez­za
per il bam­bi­no malato
una gab­bia di lucciole

Rifles­so del ruscello
la ron­di­ne si lancia,
un pesce
Sai­ma­ro

Ini­zio d’autunno
nel mare e nei campi
un ver­de solo
Basho

Ragaz­za feli­ce di tro­var­si così
ad occhi chiusi
in un gior­no primaverile
Sei­shi

Sce­na nuda:
un cane nel villaggio
abba­ia ad una pazza
Shi­ki

I fio­ri sono stupendi,
e ignorano
che io sono vecchia.
Chi­ge­tsu

haiku e fotografiaSimo­ne Civi­ta 2013


Trat­to da “Hai­ku”, pre­fa­zio­ne di Leo­nar­do Vit­to­rio Arena.
L’haiku si rifà, essen­zial­men­te, allo spi­ri­to giap­po­ne­se. La sem­pli­ci­tà del­la sua strut­tu­ra ripro­du­ce infat­ti com­po­nen­ti tipi­che del­la men­ta­li­tà giap­po­ne­se. L’at­mo­sfe­ra del­l’­Hai­ku, al pari del­la pro­sa di Bec­kett, è carat­te­riz­za­ta da inti­me pro­fon­di­tà, inac­ces­si­bi­li a una let­tu­ra disat­ten­ta: è come la pun­ta di un ice­berg, che cela un’al­tra mas­sa di gelo, nasco­sta e imper­cet­ti­bi­le. Solo quan­do l’autore è imme­dia­to e natu­ra­le, la com­po­si­zio­ne acqui­sta il suo valo­re e il let­to­re può goder­ne. Ci si deve cala­re nel­la real­tà, con­tem­plan­do­la come un pro­ces­so, una serie di even­ti estre­ma­men­te fluidi […].

Que­ste sono tut­te foto­gra­fie scat­ta­te nei miei anni di liceo.
Noto mol­to in que­sti scat­ti il mio cam­bia­men­to inte­rio­re in que­sto perio­do di for­ma­zio­ne per ogni uomo.

Ali di Airone Cinerino in volo sul Lungo Entella. Simone Civita 2007
Ali di Airo­ne Cine­ri­no in volo sul Lun­go Entel­la. Simo­ne Civi­ta 2007

Que­sta foto l’ho scat­ta­ta sul lun­go Entel­la a Chia­va­ri, nel­l’a­rea pro­tet­ta. E’ sta­ta una del­le mie foto più impor­tan­ti per il supe­ra­men­to del­la tec­ni­ca. Era la secon­da o ter­za vol­ta che foto­gra­fa­vo con la Reflex di mio padre. La tec­ni­ca foto­gra­fi­ca l’a­ve­vo appre­sa attra­ver­so l’u­ti­liz­zo di una com­pat­ta manua­le e digi­ta­le olym­pus che mi fu rega­la­ta alle medie.

la calma prima della tempesta Foce dell'Entella Chiavari Simone Civita
la cal­ma pri­ma del­la tem­pe­sta
Foce del­l’En­tel­la Chia­va­ri
Simo­ne Civita

Sem­pre alla foce del­l’En­tel­la. Con la bici­clet­ta cor­si pri­ma del­la tem­pe­sta a foto­gra­fa­re ripro­met­ten­do­mi che non avrei fat­to bagna­re la mac­chi­na… Scat­to dopo scat­to le nuvo­le si avvi­ci­na­ro­no e quan­do le pri­me goc­ce comin­cia­ro­no a scen­de­re fug­gii. Arri­vai a casa fra­di­cio e dopo aver visto que­ste foto mio padre non mi dis­se nul­la tran­ne che un “bra­vo”. Sod­di­sfa­zio­ne immensa!

ritratto scattato a bordo di un traghetto da Simone Civita nel 2007
ritrat­to scat­ta­to a bor­do di un tra­ghet­to da Simo­ne Civi­ta nel 2007

Con la mia fami­glia era­va­mo su qual­che tra­ghet­to. Scat­to con la mia vec­chia Olym­pus, uno dei miei pri­mi ritratti.

Simone Civita, roma, san pietro

Qui era­va­mo a Roma davan­ti alla basi­li­ca di San Pie­tro. Con que­sta foto mi sono spin­to sem­pre più ver­so le “foto con­cet­tua­li” o la foto­gra­fia arti­sti­ca più che il repor­ta­ge. Alla base di que­sta scel­ta c’e­ra il fat­to che dif­fi­cil­men­te ave­vo la foto­ca­me­ra a dispo­si­zio­ne. Per que­sto, quan­do riu­sci­vo ad entrar­ne in pos­ses­so, dove­vo già ave­re capi­to a cosa vole­vo ritrarre.

-aggior­na­men­to 2020 Que­sta fra­se che ho scrit­to qua­si 10 anni fa mi ricor­da che l’ar­te è sem­pre frut­to di neces­si­tà e non di mezzi. -

Fuori dall'oscurità Simone Civita 2008
Fuo­ri dal­l’o­scu­ri­tà Simo­ne Civi­ta 2008

“Foto con­cet­tua­le” fuo­ri il risto­ran­te dove mio fra­tel­lo ave­va festeg­gia­to la cre­si­ma. Una del­le foto più apprez­za­te dal popo­lo di inter­net (dA Canoniani.it su Facebook).

Simone Civita Camargue
“Il volo” Scat­ta­to da Simo­ne Civi­ta in Camargue

Ali un paio di anni dopo, in Camar­gue in vacan­za con i miei geni­to­ri. Si avvi­ci­na­va il tra­mon­to, appe­na il sole calò ven­ni assa­li­to da un’in­fi­ni­tà di zanzare

Solitario come un fiore Simone Civita
Soli­ta­rio come un fio­re
Simo­ne Civita

“Soli­ta­rio come un fio­re” bian­co in mez­zo a mol­ti altri colo­ra­ti. Par­la­vo con Mau­ri­zio di come sia pre­sen­te ovun­que la bel­lez­za e una foto bella. <>.

Ombre, alienazione Simone Civita
Ombre, alie­na­zio­ne
Simo­ne Civita

Ombre, gri­gio­re, tele­vi­sio­ne, distorsioni.
Una del­le mie foto preferite.

The rusted chains of prison moons Are shattered by the sun King Crimson Simone Civita
The rusted chains of pri­son moons Are shat­te­red by the sun
King Crim­son
Simo­ne Civita

Le cate­ne arrug­gi­ni­te ven­go­no distrut­te dal sole.
King Crimson.
Que­sta foto, que­sto tito­lo, segna l’i­ni­zio del­la mia secon­da gran­de pas­sio­ne: la musica.
Scat­ta­ta la foto mi è tor­na­to alla men­te quel pri­mo album dei King Crim­son. Un tur­bi­ne di colo­ri, uno sci­vo­lo in mez­zo al gri­gio­re del­la peri­fe­ria Genovese.

Simo­ne Civita