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Mon­te Pen­na in Inver­no: cia­spo­la­ta par­ten­do dal Pas­so del­la Tabel­la nel feb­bra­io del 2015.

Dopo un’ab­bon­da­tis­si­ma nevi­ca­ta con­tat­tai Enri­co e ci dem­mo appun­ta­men­to al bivio di Alpe poco pri­ma di Pon­te­stram­bo. Arri­vai in ritar­do. Lo tro­vai in un giac­co­ne di ren­na bian­co con già lo scotch tra gli scar­po­ni e le bra­ghe. Lasciam­mo la nostra Pun­to con gom­me d’a­sciut­to un poco oltre e salim­mo sul miti­co pan­di­no ver­de 4x4 che segna­va più di 250000 km. Agi­le con le gom­me da neve e le ridot­te arri­vam­mo al Rifu­gio del Mon­te Pen­na. Qui lasciam­mo la mac­chi­na e entram­mo a pren­der­ci un bel caf­fè e un’ot­ti­ma cro­sta­ta. Non ave­vo tro­va­to del­le rac­chet­te da neve da accop­pia­re alle cia­spo­le. Chie­do a Clau­dio, il gesto­re del rifu­gio, che con i miglio­ri augu­ri me le pre­sta. Ini­zia così la pas­seg­gia­ta, la pri­ma per me sul­la neve con le cia­spo­le. Il pae­sag­gio inver­na­le è stu­pen­do. Il ven­to non ave­va anco­ra fat­to cade­re del tut­to la neve posa­ta sopra i rami più sot­ti­li. Sem­bra­va una pri­ma­ve­ra in un cilie­ge­to. Il tra­git­to che abbia­mo per­cor­so è sta­to lun­go cir­ca 18 km. Incon­tram­mo nume­ro­si scia­to­ri di fon­do dal pas­so del chio­do fino alle caser­met­te del mon­te pen­na. Era tar­di quan­do arri­vam­mo al pas­so del­l’in­ci­sa. Mi si era rot­ta una cia­spo­la e non ave­vo più filo per ram­men­dar­la: usai un pez­zo del lac­cio del­la mia scar­pa per tener uni­to il tut­to. Inu­ti­le dir­si che non era per nul­la como­do così lo scar­po­ne. Nono­stan­te que­sto comin­ciam­mo la sali­ta con­ten­ti sapen­do che avrem­mo tro­va­to qual­co­sa di magni­fi­co in cima. Dopo una mez­z’o­ret­ta con­qui­stam­mo la vet­ta e lo spet­ta­co­lo del­la neve ghiac­cia­ta ci lasciò sen­za paro­le. Ave­va­mo poco tem­po per sta­re sul­la vet­ta in quan­to era­va­mo a metà per­cor­so ed era­no cir­ca le 4 e mez­za 5. Scen­dem­mo cor­ren­do seguen­do la tec­ni­ca di roto­la­re anzi­chè affon­da­re den­tro la neve. Fu mol­to diver­ten­te (for­se un po’ meno per le cavi­glie). Arri­vam­mo giù e tro­vam­mo Clau­dio con la slit­ta e tut­ta la sua splen­di­da muta di cani. In uno schioc­co di lin­gua par­tì con tut­ti que­sti cani in festa. in un minu­to era già spa­ri­to dal­la nostra vista. Ini­zia il viag­gio di ritor­no. Bec­chia­mo il tra­mon­to sul mon­te di Por­to­fi­no quan­do sia­mo anco­ra al pas­so del chio­do a cir­ca 4 km dal Rifu­gio Mon­te Pen­na. C’è una luce mol­to stra­na un’o­ra dopo il cre­pu­sco­lo quan­do si è in un bosco inne­va­to. Con la tor­cia ci fac­cia­mo luce e sen­tia­mo che quel­li del rifu­gio stan­no con­trol­lan­do se c’è anco­ra qual­cu­no sul­la stra­da. Noi sta­va­mo pro­se­guen­do a bosco seguen­do dei sen­tie­ri trac­cia­ti timi­da­men­te da su del­le car­ti­ne. Blu not­te in cie­lo e un bian­co spor­co di blu sot­to alle nostre ciap­so­le che ormai sono ridot­te male. La stan­chez­za si comin­cia a sen­ti­re quan­do final­men­te ci ricon­giun­gia­mo sul­la stra­da prin­ci­pa­le. anco­ra mez­zo­ret­ta e sia­mo arri­va­ti al rifu­gio Mon­te Pen­na.

che splen­di­da mon­ta­gna!

 

monte penna neve
monte penna
ciaspole monte penna
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monte penna rifugio
cappelletta monte penna
madonnina monte penna
neve monte penna
nevicata monte penna
vista monte penna
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enrico federici
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cappelletta monte penna
santa maria del taro
alta via del monti liguri
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escursioni parco dell'aveto
escursioni appennino
Parco Naturale Regionale dell'Aveto
monte penna invernopennino

 

Mon­te Pen­na all’al­ba

Que­ste foto sono sta­te scat­ta­te sul mon­te Pen­na (1735 mt) la not­te del 23 set­tem­bre 2014.

La luna nuo­va com­ba­cia­va con con­di­zio­ni di bas­sa umi­di­tà e di for­te tra­mon­ta­na; deci­dem­mo così di par­ti­re dopo un esa­me da Chia­va­ri alle 21. Men­tre sali­va­mo le chio­me dei fag­gi lascia­no giu­sto un po’ di spa­zio alle stel­le. Intor­no alle 23 con­qui­stia­mo la vet­ta arma­ti di tor­ce ten­da e attrez­zi vari.
Que­ste foto con­ten­go­no varie sfac­cet­ta­tu­re di bel­lez­za: non vor­rei che qual­cu­no inter­pre­ti que­sti lavo­ri come un eser­ci­zio tec­ni­co per otte­ne­re una sola bel­lez­za este­ti­ca. Come scien­zia­to non pos­so non emo­zio­nar­mi nel­la rea­liz­za­zio­ne di que­sti scat­ti: la bel­lez­za del­la ricer­ca è tut­ta meta­fo­ri­ca­men­te con­te­nu­ta in que­sti fram­men­ti d’u­ni­ver­so. La curio­si­tà ha spin­to, noi uomi­ni, ad esplo­ra­re e a con­qui­sta­re le vet­te più alte. Il riu­sci­re a vede­re con gli occhi del­la men­te, ciò che si rie­sce solo ad intui­re con i sen­si, è l’ul­ti­ma con­qui­sta del­l’e­splo­ra­to­re del 21esimo seco­lo. Quan­do ogni pro­fi­lo di mon­ta­gna è sta­to disegnato/catalogato/fotografato/documentato non resta che svi­lup­pa­re occhi più pro­fon­di per rispon­de­re a curio­si­tà anco­ra più ance­stra­li pro­prie del nostro esse­re uma­ni.
Dopo tan­to stu­dio e ricer­ca inte­rio­re uscia­mo e pun­tia­mo il dito al cosmo. Ammi­ria­mo este­re­fat­ti, in un’estasi Appol­li­nea, le onde elet­tro­ma­gne­ti­che che si pro­pa­ga­no per ogni osser­va­to­re alla velo­ci­tà c=1/sqrt(epsilon0mi0). Devia­mo i rag­gi cosmi­ci con len­ti d’al­ta fat­tu­ra uma­na dise­gna­te seguen­do i prin­ci­pi di pro­pa­ga­zio­ne e di dif­fra­zio­ne; impres­sio­nia­mo su sen­so­ri CMOS e con soft­ware ela­bo­ria­mo i bit acqui­si­ti. Die­tro a que­ste foto non ci sono solo io ben­sì tut­ta l’umanità, da quell’uomo che per pri­mo acce­se il fuo­co a Ein­stein, da Dan­te a New­ton, da Pratt a mio padre, da Dostoe­v­skij agli inge­gne­ri del­la Canon, da Fou­rier ai miei pro­fes­so­ri: tut­ti gli esplo­ra­to­ri che han­no ini­zia­to la via a cui io ho mes­so sem­pli­ce­men­te una pos­si­bi­le meta.

tendata sul monte penna
Ten­da­ta sul Mon­te Pen­na. Sovra­ri­scal­da­men­to del sen­so­re
monte penna
Sta­tua del­la Madon­na e Cap­pel­let­ta sul Mon­te Pen­na
notte sul monte penna
Pleia­di viste dal mon­te Pen­na
la bellezza salverà il mondo
Via Lat­tea dal Mon­te Pen­na
la bellezza
Via Lat­tea dal Mon­te Pen­na
genova notturno
Geno­va sul­lo sfon­do e mon­te Aio­na in pri­mo pia­no
Monte penna all'alba
Mon­te Pen­na all’al­ba
Madonnina del Penna
Madon­ni­na del Pen­na
Le Trevine, monte Orocco viste dal Monte Penna all'alba. Sullo sfondo la Nebbia della bassa Val Taro
Le Tre­vi­ne, mon­te Oroc­co viste dal Mon­te Pen­na all’al­ba. Sul­lo sfon­do la Neb­bia del­la bas­sa Val Taro
Santa Maria del Taro vista dal monte Penna. Monte Zatta e sullo sfondo il promontorio di Portofino.
San­ta Maria del Taro vista dal mon­te Pen­na. Mon­te Zat­ta e sul­lo sfon­do il pro­mon­to­rio di Por­to­fi­no.
Monte Aiona con l'ombra del Monte Penna
Mon­te Aio­na con l’om­bra del Mon­te Pen­na
Il Pennino, la Nave viste dal Penna
Il Pen­ni­no, la Nave viste dal Pen­na
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Ed è mat­ti­no!

Irre­quie­to ti bru­cia una feb­bre di anda­re e nel desi­de­rio ritro­vi la tua for­za.

Catul­lo

Que­sto arti­co­lo sul­la Via degli Dei è divi­so in 3 par­ti:

  • Una pic­co­la gui­da che può esse­re un sun­to di tut­te le infor­ma­zio­ni che non abbia­mo tro­va­to o che non abbia­mo com­pre­so del­le gui­de serie: un qual­co­sa che potreb­be veni­re uti­le a tut­ti i futu­ri vian­dan­ti
  • Un port­fo­lio foto­gra­fi­co del­la Via degli Dei per­cor­sa agli ini­zi d’a­go­sto del 2014
  • Un rac­con­to che è sem­pli­ce­men­te il mio per­so­na­le ricor­do di que­st’av­ven­tu­ra. (Non pen­sa­to affat­to per la pub­bli­ca­zio­ne)

Tutto ciò che è bene sapere e che noi non sapevamo del tutto

sulla via degli Dei

La via degli Dei è un per­cor­so che non pre­sen­ta nes­su­na dif­fi­col­tà tec­ni­ca rile­van­te: non si è mai supe­ra­ta la dif­fi­col­tà E se per qua­si un km di EE dopo il pas­so del­la Futa. Su inter­net e su altre gui­de c’è scrit­to che il per­cor­so non è altro che “due passi..una mangiata…due passi…una man­gia­ta”. Pro­ba­bil­men­te potreb­be esser­lo sta­to per per­so­ne media­men­te alle­na­te, non alla pri­ma espe­rien­za e con un bri­cio­lo di sen­no in più. Se vole­te evi­ta­re di sba­glia­re dove lo abbia­mo già fat­to noi qui di segui­to c’è tut­to quel­lo che sen­to di rac­co­man­dar­vi: per qual­cu­no può esse­re scon­ta­to ma per noi 3 avven­tu­rie­ri NON lo è sta­to! Il sen­tie­ro è lun­go cir­ca 130 km.

Ci sono diver­si approc­ci per que­st’av­ven­tu­ra: allog­gia­re in b&b e man­gia­re in risto­ran­ti od oste­rie, cam­peg­gi e trat­ti in auto­bus, oppu­re zai­no e ten­da.

Noi abbia­mo scel­to il più avven­tu­ro­so: auto­suf­fi­cien­ti nel dor­mi­re e nel man­gia­re, face­va­mo rifor­ni­men­to nei cen­tri abi­ta­ti per il man­gia­re e ci accam­pa­va­mo in posti più o meno remo­ti, pre­fe­ri­bil­men­te vici­no ad una sor­gen­te. Per cuci­na­re non ci sia­mo por­ta­ti nep­pu­re il for­nel­let­to, ma abbia­mo sem­pre acce­so un pic­co­lo fuo­co (con tut­ti le dif­fi­col­tà che esso com­por­ta­va). Que­sti sug­ge­ri­men­ti sono per voi, o avven­tu­rie­ri in cer­ca di un’e­spe­rien­za uni­ca!

QUI TROVATE LA trac­cia GPX DELLA VIA DEGLI DEI DA BOLOGNA A FIESOLE da wiki­loc

GPX più pre­ci­so down­load

GPX in 500 pun­ti down­load

https://it.wikiloc.com/percorsi-escursionismo/via-degli-dei-percoso-completo-da-bologna-a-fiesole-1650100

(per arri­va­re a Firen­ze a pie­di, cosa che vi stra­con­si­glio per ave­re un’e­spe­rien­za com­ple­ta, ci si met­te anco­ra un’o­ret­ta buo­na ma cam­mi­na­re con i basto­ni di legno e con gli zai­ni stra­bor­dan­ti tra i turi­sti non ha prez­zo!) Con­si­glio le seguen­ti tap­pe se pote­te met­ter­ci 5 gior­ni e mez­zo:

  • intor­no a Nova Arbo­ra
  • bai­ta degli alpi­ni Mon­zu­no
  • nei boschi sul mon­te di Fo
  • vici­no a Gab­bia­no nel Mugel­lo
  • e nei magni­fi­ci pra­ti pri­ma di Vet­ta le cro­ci

Il rac­con­to foto­gra­fi­co più in bas­so docu­men­ta­no tut­ti que­sti splen­di­di posti.

Preparazione fisica e tempistiche

Per fare il cam­mi­no se non si han­no pro­ble­mi di tem­po non è neces­sa­ria una pre­pa­ra­zio­ne fisi­ca impor­tan­te. Io che non ero per nien­te alle­na­to (un anno di seden­ta­rie­tà dovu­to all’u­ni­ver­si­tà) ho per­cor­so tut­to il cam­mi­no in 5 gior­ni e mez­zo. Sarem­mo riu­sci­ti a per­cor­rer­lo in 5 se non ci fos­si­mo mai per­si, ma que­sta è un’al­tra sto­ria… Il dolo­re ai pie­di dovu­to alle scar­pe era mol­to mag­gio­re rispet­to ai dolo­ri musco­la­ri che sono spa­ri­ti al ter­zo gior­no di cam­mi­no (facen­do stret­ching ad ogni pau­sa).

Le calzature

scarpa via degli dei
La cal­za­tu­ra rive­la­ta­si vin­cen­te è il san­da­lo! che bat­te in como­di­tà i miei scar­po­ni 3 a 1!

Le cal­za­tu­re giu­ste per la via degli Dei sono del­le buo­ne scar­pe da gin­na­sti­ca mor­bi­de sul­la pian­ta che abbia­te già usa­to alme­no per un mese! La stra­da che vi aspet­ta è ghia­ia, ter­ra bat­tu­ta, asfal­to. Una secon­da cal­za­tu­ra imper­mea­bi­le potreb­be esse­re un peso giu­sti­fi­ca­to.

Noi abbia­mo usa­to scar­pe da trek­king più o meno duro risul­ta­to:

  • Uno di noi ave­va del­le scar­pe del padre = una col­ti­va­zio­ne di vesci­che e sof­fe­ren­za per il 90% del viag­gio;
  • le mie scar­pe han­no una suo­la mol­to rigi­da e dura (le uso per anda­re sul­le Alpi): nei boschi e sul­la ter­ra bat­tu­ta anda­vo da favo­la, pati­vo poco sul­le stra­de bian­che, l’a­sfal­to mi ha distrut­to. Per sof­fri­re meno ho usa­to “la dop­pia coper­ta” dop­pio stra­to di cal­ze.
  • l’ul­ti­mo com­pa­gno ave­va uno scar­pon­ci­no mol­to vec­chio ed usu­ra­to, come secon­da cal­za­tu­ra ha por­ta­to un san­da­lo di media fat­tu­ra: ha abban­do­na­to al secon­do gior­no lo scar­pon­ci­no per un setup cal­zet­to­ne di lana spesso+sandalo. Non l’ha mol­la­to fino a Firen­ze. Al ter­zo gior­no si è fat­to male alla cavi­glia, con medi­ca­zio­ne e un’im­bot­ti­tu­ra (rica­va­ta dal­lo stuoi­no) posi­zio­na­ta sot­to al tal­lo­ne è riu­sci­to ad arri­va­re fino a Firen­ze sen­za nes­sun altro pro­ble­ma.

Io, tor­nas­si indie­tro, por­te­rei solo scar­pe da gin­na­sti­ca.

Cosa mettere nello zaino

ostemario parma
Ecco i miei due com­pa­gni di viag­gio con i nostri 3 zai­ni!

Noi era­va­mo un grup­po di tre ragaz­zi 21enni que­sto è quel­lo che abbia­mo por­ta­to

  • 2 ten­de da 3.2 kg in 3
  • mate­ria­le foto­gra­fi­co (Canon 5D, Sig­ma 12–24 II, Canon 35 mm F2, Canon 55–200 è un obiet­ti­vo leg­ge­ro e vecchiotto,borsa) 3.5 kg
  • maras­sa (non so se è il ter­mi­ne ita­lia­no, un’ac­cet­ta con la pun­ta ricur­ve per fare la legna e per aprir­ci var­chi nel­le raz­ze) 0.6 kg
  • cor­da spes­sa (pesan­te ed inu­ti­le, indi­spen­sa­bi­le secon­do il por­ta­to­re)
  • spa­go di cana­pa (mol­to uti­le: ci abbia­mo ripa­ra­to uno zai­no! e ste­so i pan­ni)
  • pri­ma cal­za­tu­ra: scar­po­ni da mon­ta­gna
  • secon­da cal­za­tu­ra: infra­di­to, cia­bat­te, san­da­li
  • vesti­ti media­men­te a testa (3 magliet­te, cami­cia, 4 cal­zi­ni di coto­ne, cal­zet­to­ne di lana spes­so, mutan­de, cami­cia)
  • sapo­ne per lava­re i pan­ni
  • asciu­ga­ma­no
  • tor­cia fron­ta­le (5 € deca­thlon)
  • cibo (sala­me for­mag­gio pane sem­pre dispo­ni­bi­li) (pasta 500 g a pasto) (sca­to­let­te di ton­no e ragù per una sera)
  • biscot­ti, fet­te biscot­ta­te, frut­ta sec­ca, mar­mel­la­ta o mie­le del­la nostra ter­ra in vaset­ti di pla­sti­ca
  • cerot­ti vari per pre­ve­ni­re le vesci­che e poi quel­li da vesci­che (por­ta­re alme­no una ben­da, e quel­le per le distor­sio­ni)
  • ago e filo per buca­re le vesci­che!
  • col­tel­lo ed accen­di­ni
  • pen­to­la d’al­lu­mi­nio (4 € mer­ca­to) per cuci­na­re
  • bot­ti­glie d’ac­qua da 2l
  • sac­chet­ti di pla­sti­ca
  • cera­ta o kway+coprizaino
  • chi­tar­ra con annes­so can­zo­nie­re home­ma­de
  • car­ta ige­ni­ca
  • Sac­co a pelo
  • stuoi­no
invicta ranger 65
Il mio zai­no ere­di­ta­to da mio padre, com­pa­gno di mil­le fol­lie!

Il tut­to equi­va­le ad uno zai­no che varia dai 12 ai 15 kg. Si dice che il pel­le­gri­no deb­ba por­ta­re al mas­si­mo il 10% del suo peso per fare lun­ghe trat­te. Io peso 50 kg e ho fat­to tut­to il tra­git­to con alme­no 14 kg di zai­no sul­le spal­le.

Che tipo di zaino?

Lo zai­no deve esse­re buo­no. Sug­ge­ri­sco di inve­sti­re in zai­ni e cal­za­tu­re buo­ne. Ho tro­va­to che il mio zai­no del­l’In­vic­ta 65 Lt Ran­ger ini­zio anni 90 di mio padre si tro­va usa­to 2 vol­te per nep­pu­re 50 euro. La qua­li­tà di costru­zio­ne del­lo zai­no è altis­si­ma ed è al pari di zai­ni odier­ni da 250 euro.

Da quanti litri deve essere lo zaino?

Il mio era da 65 Lt. tut­ta­via ave­vo lo zai­no inter­no occu­pa­to 1/3 dal­la mac­chi­na foto­gra­fi­ca per 1/3 da un sac­co a pelo di piu­ma da 1/3 cibo e vesti­ti. Devo anco­ra tro­va­re una solu­zio­ne pra­ti­ca per la mac­chi­na foto­gra­fi­ca e com­prar­mi un sac­co a pelo più por­ta­ti­le (o pen­sa­re dav­ve­ro alla solu­zio­ne pic­co­la coper­ta + sac­co let­to per l’e­sta­te). Secon­do me comun­que uno zai­no da 65 litri è giu­sto per un viag­gio del gene­re. Se è più gros­so può esse­re più como­do por­tar­lo. Se è più pic­co­lo pro­va­te a riem­pir­lo: se è a tap­po può esse­re fasti­dio­so aver­lo addos­so per tut­ti que­sti km e dar­vi fasti­dio.

Il cibo

Cosa comprare e dove

Una pic­co­la scor­ta di:

  • salu­me
  • for­mag­gi
  • pane
  • mar­mel­la­te in con­te­ni­to­ri di pla­sti­ca
  • mie­le in con­te­ni­to­ri di pla­sti­ca
  • Frut­ta sec­ca (man­dor­le, frut­ta essic­ca­ta, noc­cio­li­ne)
  • fet­te biscot­ta­te (in assen­za di pane)
  • Frut­ta fre­sca (non far­ne scor­ta ma com­prar­la e con­su­mar­la per alleg­ge­ri­re il peso del­lo zai­no)
  • Pasta (per quan­do c’è abbon­dan­za d’ac­qua!)
  • con­di­men­to per pasta (ton­no)
  • busti­ne di thè

Ogni cen­tro abi­ta­to che si incon­tra pos­sie­de alme­no un ali­men­ta­ri.

A secon­da del­la sta­gio­ne si tro­va­no dei frut­ti lun­go il per­cor­so: ad ago­sto sopra­tut­to vici­no a Bolo­gna si tro­va­no susi­ne pru­gne, more ovun­que, pesche nel Mugel­lo.

Il fuoco per cucinare

fuoco
Io che impa­ro da Enri come ossi­ge­na­re al meglio un fuo­co

Noi abbia­mo fat­to la scel­ta fol­le di non por­tar­ci il for­nel­let­to (ma di por­tar­ci 3,5 kg di mate­ria­le foto­gra­fi­co). Con­si­glio, se non sie­te più che abi­li con il fuo­co (dovre­te com­bat­te­re con­tro l’u­mi­di­tà) di por­tar­vi un for­nel­let­to. Gas o ben­zi­na? non saprei. Tut­ta­via abbia­mo tro­va­to 2 posti splen­di­di attrez­za­ti lun­go la via per fare fuoco/grigliata (aver­li sapu­ti pri­ma ci pre­pa­ra­va­mo una bel­la bistec­ca!!):

  • La bai­ta degli alpi­ni di Mon­zu­no (non c’è acqua pota­bi­le!!! fate scor­ta in pae­se per la sera! c’è acqua non pota­bi­le per lavar­si e lava­re i pan­ni!) (qui con­si­glio la tap­pa per la secon­da not­te se si par­te da Bolo­gna cen­tro).
  • Dopo pian del­la Bale­stra, dopo la pine­ta, dopo il con­fi­ne Emi­lia Tosca­na, si apri­ran­no davan­ti a voi dei pra­ti bel­lis­si­mi. Seguen­do il sen­tie­ro, appe­na sul­la sini­stra sot­to gli albe­ri ci sono del­le tavo­la­te, una sor­gen­te d’ac­qua buo­na e tut­to attrez­za­to per una bel­la grigliata/carne sul­la ciap­pa, pasta etc. (alcu­ni, data la bel­lez­za del posto, si sono fer­ma­ti qui a dor­mi­re, noi abbia­mo pro­se­gui­to)

Noi abbia­mo acce­so un fuo­co anche nei boschi pri­ma del­la Futa (un paio d’o­re dal posto sopra­de­scrit­to). Tut­ta­via è sta­to mol­to arduo accen­de­re il fuo­co essen­do il bosco umi­dis­si­mo già un’o­ra pri­ma del tra­mon­to (abbia­mo sosta­to alla sor­gen­te del­le Ban­di­tac­ce — quel­la con il car­tel­lo con scrit­to AQUA). Ci sia­mo aiu­ta­ti con un ceri­no pre­so alla chie­sa del­la Madon­na dei For­nel­li.

Enrico Federici
Legna per la sera

La maras­sa non è stret­ta­men­te neces­sa­ria per far scor­ta di legna ma aiu­ta ad impa­dro­nir­si dei rami più sec­chi e gros­si (con­si­de­ra­re il peso di 500 gram­mi).

Se accen­de­te un fuo­co ricor­da­te di costrui­re sem­pre mol­to bene il cer­chio di fuo­co e sia­te sicu­ri di ave­re mol­ta acqua per spe­gner­lo (fate­lo dove ave­te una sor­gen­te vici­no!).

Per fare una pasta vi con­si­glio di com­pra­re pen­to­le di allu­mi­nio al mer­ca­to con coper­chio anch’es­so in allu­mi­nio (vi ser­vi­rà da sco­la­pa­sta). Rispet­to alle gavet­te costa­no mooool­to meno (4 € vs 30 40 €) fun­zio­na­no allo stes­so modo e sono leg­ge­ris­si­me. Alla fine del­la pri­ma cena la pen­to­la sarà nero pece (arma­te­vi di sac­chet­to per non mac­chia­re lo zai­no). Ricor­da­te che per fare una pasta ser­vi­rà il sale gros­so e alme­no un lt d’ac­qua (sor­gen­te vici­no).

L’acqua

L’ac­qua è sta­ta un pro­ble­ma solo in una occa­sio­ne. Ricor­da­te di non esse­re timi­di a chie­de­re acqua alle case del posto! “l’ac­qua non si nega nep­pu­re agli assas­si­ni” (cita­zio­ne di una guar­dia fore­sta­le incon­tra­ta lun­go il per­cor­so). Dal pas­so del­la futa (cimi­te­ro tede­sco) non abbia­mo tro­va­to acqua fino alla pie­ve di Mon­te­po­li! (al pas­so del­l’o­ste­ria bru­cia­ta è indi­ca­ta una sor­gen­te ma l’in­di­ca­zio­ne pun­ta ad un’am­mas­so di rovi e raz­ze). Sono parec­chie ore di stra­da. Sia­te cer­ti di ave­re alme­no 2 litri a testa.

L’ac­qua che abbia­mo tro­va­to a Bivi­glia­no non era mol­to buo­na: risul­ta­va appe­na suf­fi­cien­te il gior­no stes­so, imbe­vi­bi­le il gior­no suc­ces­si­vo.

Costo

Il costo di tut­ta l’av­ven­tu­ra è dav­ve­ro mini­mo (se sta­te a casa pro­ba­bil­men­te spen­de­te di più!). Se si pos­seg­go­no zai­no e scar­pa il prez­zo del­le ciba­rie al super­mer­ca­to non supe­ra i 50 euro a testa (ma man­ge­re­ste anche a casa…). Costa­no mol­to i cerot­ti per le vesci­che 6 euro 3 cerot­ti: moti­vo in più per aumen­ta­re la pre­ven­zio­ne! Appe­na avver­ti­te un arros­sa­men­to nel pie­de appli­ca­te subi­to un cerot­to nor­ma­le in modo che non ven­ga più stres­sa­ta quel­la zona cuta­nea! Se vole­te con­ce­der­vi una bir­ra ad ogni pau­sa in un cen­tro abi­ta­to non dovre­te aumen­ta­re di tan­to il vostro bud­get. E’ una vacan­za carat­te­riz­za­ta dal rap­por­to intensità/prezzo che ten­de a infi­ni­to.

La nostra avventura: la compagnia del baffo e del rosmarino.

I giorno

Ostemario
Inizio via degli deibologna via degli deivia degli deivia degli dei

prati bolognesi

iacopo longinottisan luca bolognaverso san luca 78

san luca proprietà privataarrivo a san luca

san luca porticatosantuario di san lucaiacopo longinotti
IACOPO LONGINOTTI

parco di talonparco Talon bologna

Parco della chiusa bolognaparco bolognaparco della chiusa

sasso marconi

via degli dei

via degli dei percorso

scarpe via degli dei

Contrafforte Pliocenico

simone civita

via degli dei

zaino invicta

Reno bolognavia degli dei sasso marconi

14

 II giorno

nova arbore via degli dei

Monte adone

monte adone

compagnia del rosmarino

Monte adone vista

Brento

badolo

antica via flaminia militare

20

pasta in campeggioIII giorno

baita degli alpini monzuno

bologna firenze madonna dei fornelli

madonna dei fornelli

via degli dei madonna dei fornelli

madonna dei fornelli via degli dei

madonna dei fornelli

bologna firenze

via degli dei banditacce

la futaIV giorno

pieve di montepoli

pieve di sant'agata

gabbiano mugello

 V giorno

gabbiano mugello

tagliaferro firenze

vetta le croci

V giorno e mezzo

firenze via degli dei

bologna firenze via degli dei

Differenza tra selfie e autoritratto fotografico?

Si potreb­be scri­ve­re inte­ri trat­ta­ti psi­coa­na­li­ti­ci sul­la dif­fe­ren­za tra un sel­fie e un auto­ri­trat­to, tut­ta­via la mia pro­fes­sio­ne non è quel­la del cri­ti­co né quel­la del­lo psi­co­lo­go.

Per me il sel­fie è una foto­ri­cor­do che ha una pre­ci­sa col­lo­ca­zio­ne spa­zio­tem­po­ra­le. Non impor­ta se sia scat­ta­ta con un tele­fo­no, con una rol­lei o con una reflex, da soli o con ami­ci: essa è un modo per ave­re un ricor­do, una for­ma di foto­gra­fia (fasti­dio­sis­si­mi quei virag­gi per ten­ta­re di ren­de­re il sel­fie “arte”).

L’auto­ri­trat­to foto­gra­fi­co d’au­to­re è una for­ma d’ar­te nel­la qua­le l’au­to­re espri­me qual­co­sa di se stes­so attra­ver­so la sua imma­gi­ne. Pri­ma di tut­to è un ritrat­to, di secon­da­ria impor­tan­za il fat­to che sia pro­prio l’au­to­re il pro­ta­go­ni­sta; l’e­sat­to oppo­sto nel caso del sel­fie dove la cosa più impor­tan­te è la pre­sen­za del­l’au­to­re nel con­te­sto: “quel­lo sono pro­prio io!”.

Cre­do che qual­sia­si foto­gra­fo si sia scat­ta­to un paio di sel­fie ed auto­ri­trat­ti. L’e­stre­ma demo­cra­tiz­za­zio­ne del­la foto­gra­fia attra­ver­so le nuo­ve tec­no­lo­gie ha fat­to si che il sel­fie sia diven­ta­to una moda. Riten­go che i miei sel­fie sia­no pri­va­ti (para­dos­sa­le) e di scar­so inte­res­se altrui. Gli auto­ri­trat­ti inve­ce sono il frut­to di una ricer­ca per­so­na­le di un lin­guag­gio d’e­spres­sio­ne e quin­di li pre­sen­to in que­sto arti­co­lo.

selfie artistico
Auto­ri­trat­to a 18 anni Simo­ne Civi­ta

 

Autoritratto scattato nel parco naturale regionale di Portofino
Auto­ri­trat­to scat­ta­to nel par­co natu­ra­le regio­na­le di Por­to­fi­no
autoritratto di Simone Civita a 20 anni
Auto­ri­trat­to a ven­t’an­ni cor­ren­do sui pra­ti sul con­fi­ne tra Emi­lia e Ligu­ria.
Simo­ne Civi­ta

 

differenza tra selfie e autoritratto
Auto­ri­trat­to a 21 anni in sala pro­ve duran­te la regi­stra­zio­ne del sin­go­lo degli Eris

 

“Qui giace un uomo il cui nome fu scritto nell'acqua” Epitaffio J. Keats "Here lies one whose name was writ in water"
“Qui gia­ce un uomo il cui nome fu scrit­to nel­l’ac­qua” Epi­taf­fio J. Kea­ts
“Here lies one who­se name was writ in water”

 

esperimenti e autoritratto in studio. Cubismo fotografico
espe­ri­men­ti e auto­ri­trat­to in stu­dio.
Cubi­smo foto­gra­fi­co

A ven­t’an­ni non si può cono­sce­re mol­to. La mia Ligu­ria ini­zia a Rio­mag­gio­re e fini­sce poco dopo Geno­va, una lin­gua di ter­ra ed acqua sala­ta che cre­sce e s’in­nal­za fino al mon­te Pen­na.

Patria di mari­nai che han­no den­tro il silen­zio del mare lon­ta­no dal­la riva, casa sel­vag­gia di con­ta­di­ni che cer­ca­no di addo­me­sti­ca­re ter­raz­zan­do­la. Una ter­ra mai scon­ta­ta, da sem­pre attra­ver­sa­ta in lun­go e in lar­go da gen­ti di ogni cul­tu­ra.

5 terre
Cor­ni­glia, 5 ter­re Ligu­ra.
Simo­ne Civi­ta
Ligura
Cor­ni­glia, 5 ter­re Ligu­ra.
Simo­ne Civi­ta

 

Sant'Anna Sestri Levante
La chie­sa di San­t’An­na a pic­co sul mare a Sestri Levan­te. Ligu­ria
Simo­ne Civi­ta

 

Cavi di Lavagna
Foto scat­ta­ta nei pres­si di Cavi (GE) Ligu­ria. Simo­ne Civi­ta
Cavi di Lavagna
Foto scat­ta­ta nei pres­si di Cavi (GE) Ligu­ria. Simo­ne Civi­ta

 

Grondana Santa Maria del Taro
Gron­da­na San­ta Maria del Taro (PR) con­fi­ne tra Ligu­ra ed Emi­lia.
Simo­ne Civi­ta
Giaiette
Foto scat­ta­ta nei pres­si di Gia­iet­te (GE) Ligu­ria. Simo­ne Civi­ta

 

monte Penna
in viag­gio ver­so il mon­te Pen­na par­ten­do da San­ta Maria del Taro (PR) con­fi­ne tra Ligu­ra ed Emi­lia.

 

monte Penna
in viag­gio ver­so il mon­te Pen­na par­ten­do da San­ta Maria del Taro (PR) con­fi­ne tra Ligu­ra ed Emi­lia.
si vede il mon­te Zat­ta a sini­stra dei due ragaz­zi

 

Santa Maria del Taro
in viag­gio ver­so il mon­te Pen­na par­ten­do da San­ta Maria del Taro (PR) con­fi­ne tra Ligu­ra ed Emi­lia.
Par­ti­co­la­re del­l’ap­pen­ni­no
Santa Maria del Taro
Autun­no nei boschi di San­ta Maria del Taro (PR) con­fi­ne tra Ligu­ra ed Emi­lia.

 

Autunno
Autun­no nei boschi di San­ta Maria del Taro (PR) con­fi­ne tra Ligu­ra ed Emi­lia.

 

 

Santa Giulia
da Sestri Levan­te a Por­to­fi­no. Vista da San­ta Giu­lia. Ligu­ria Simo­ne Civi­ta
San Fruttuoso
Sopra San Frut­tuo­so, pro­mon­to­rio di Por­to­fi­no
Area pro­tet­ta Por­to­fi­no pres­so il sema­fo­ro nuo­vo
Simo­ne Civi­ta

 

Portofino
Sopra San Frut­tuo­so, pro­mon­to­rio di Por­to­fi­no
Area pro­tet­ta Por­to­fi­no pres­so il sema­fo­ro nuo­vo
Simo­ne Civi­ta
liguria
Tra­mon­to sopra San Frut­tuo­so, pro­mon­to­rio di Por­to­fi­no
Area pro­tet­ta Por­to­fi­no pres­so il sema­fo­ro nuo­vo
Simo­ne Civi­ta