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I colori del cosmo (in aggiornamento…)

Una delle cose che mi interessa di più della fotografia è la possibilità di osservare, in maniera diversa, le cose che ci stanno attorno. L’astrofotografia acuisce i sensi verso lo spazio e ci permette di sondare il nostro rapporto con l’oltre il nostro giardino. Nostro, ma allo stesso tempo di tutte le forme di vita che sono a bordo di questa grande astronave perfetta e con cui condividiamo il viaggio nel vuoto cosmico.

I colori che vediamo

Come esseri viventi terresti per sopravvivenza ci siamo evoluti in modo da riconoscere alcune sfumature di colori. Non a caso queste sono le uniche che attraversano l’atmosfera, come si può vedere bene dal disegno preso da Wikipedia:

Alcuni ciuffi di fotoni extrasolari hanno una frequenza che appartiene al range delle nostre capacità visive. Questi fotoni hanno origine nelle stelle attraverso un meccanismo sorprendente.

L’origine della luce stellare

Mi ricordo, dalle lezioni di fisica, lo stupore di imparare che le stelle, per me le lampadine per eccellenza, in realtà sono oggetti opachi come un semplice tocco di carbone. Si producono effettivamente fotoni all’interno delle stelle attraverso le reazioni nucleari innescate dal collasso gravitazionale, ma non sono propriamente quelli che vediamo direttamente. Questi infatti sbattono contro atomi vicini, vengono assorbiti e riemessi, interagiscono in questo modo milioni di volte prima di arrivare alla fotosfera (uno dei gusci esterni della stella) impiegando centinaia di migliaia di anni (per i nostri fotoni Solari) per uscire. Questo è interessante: se ci fosse un cambio nella generazione di fotoni all’interno del Sole noi ce ne accorgeremmo solo centinaia di migliaia di anni dopo (guardando ai soli fotoni). In tutto questo torneo di collisioni e mazzate il fotone acquisisce un’energia tipica della temperatura della fotosfera: stelle calde=blu-azzurro stelle fredde=giallo-rosso

Altri colori nel cosmo

La luce creata da queste stelle viaggia nel cosmo, che non ovunque è realmente vuoto. E’ possibile che questa radiazione colpisca il mezzo interstellare ed ecciti alcuni elementi presenti in queste nubi interestellari fatte principalmente da idrogeno. Questo è quello che avviene nelle famose nebulose ad emissione (HII) formate da idrogeno che viene ionizzato da calde stelle, andando ad emettere nel rosso a 656 nm.  Oltre all’idrogeno (che ne riveste circa il 90%) si posso trovare altri elementi ionizzati come l’azoto, lo zolfo e l’ossigeno.

L’intensità luminosa di queste nebulose, che giunge fino a noi, è troppo debole per azionare la nostra fovea (ovvero per vedere i colori) e abbiamo bisogno di telescopi molto grandi. Attraverso la tecnica fotografica, l’astrofotografia ci permette di arrivare molto lontano…

 

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